I Vini

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domenica 6 marzo 2016

Nes Passito di Pantelleria doc Cantine Pellegrino

Nella lingua di Dante si direbbe Moscato di Alessandria ma siccome è il vitigno simbolo dell'isola di Pantelleria non possiamo che chiamarlo col nome siciliano, quello che deriva dall'arabo zabib (زبيب) che significa uvetta, uva appassita ed infatti l'alto grado zuccherino del Moscato permetteva di appassirne facilmente i grappoli così nell'antichità nella piccola isola poteva aversi per tutto l'inverno frutta energetica, con la quale si facevano vini dolci, il vino che interpreta al meglio il territorio pantesco.
Un territorio difficile, vulcanico, battuto terribilmente dai venti carichi di salsedine marina e soggetto al clima caldo ed arido, per cui gli agricoltori dovevano effettuare un duro lavoro, preparare e rendere sciolta la roccia vulcanica, formare terrazzamenti, issare muretti a secco che costituissero riparo ai soffi di Eolo, curare con attenzione e quasi coccolare le singole piante. Anche queste dovevano sviluppare muscoli tremendi per contrastare, piegandosi al suolo, le raffiche, per cercare ed utilizzare la poca acqua disponibile. Per fortuna la natura a questo punto si commuoveva per tanta passione e sofferto sacrificio per cui concedeva frutti fantastici, vere perle rare nell'universo agricolo.




Non potendo dilungarci più sui particolari vini panteschi ci concentriamo sul Passito, anzi sul Passito di Pantelleria, Doc che nasce nel 1971 e rivista nel 2000, che può dirsi anche Moscato Passito di Pantelleria. Il disciplinare prevede solo Zibibbo al 100%, coltivato, vinificato e imbottigliato nell'Isola. Solo chi imbottigliava storicamente in Sicilia è stato derogato a quest'ultima limitazione. Non confondiamolo col Passito Liquoroso, pur esso un Doc, a cui però è aggiunto alcol di origine viticola. Il Passito potremmo definirlo naturale, aggettivo che però non può scriversi in etichetta perchè la normativa, spesso irrazionale, non lo permette. E' prodotto da uve sottoposte in tutto o in parte ad appassimento al sole  sulla pianta o dopo la raccolta.

Due parole poi su Cantine Pellegrino, una feconda realtà della provincia di Trapani, un'azienda che produce e commercializza 6.500.000 bottiglie e che vinifica il 65% di tutte le uve di Pantelleria. Fondata nel 1880 da una famiglia di notai contribuì alla diffusione del vino Marsala. Oggi possiede 150 ha di vigneti, quasi tutti in comune di Mazara del Vallo, una consistente cantina nel centro di Marsala che amplia quella storica ottocentesca e dove nell'edificio Le Torri è creato un centro per l'accoglienza, le degustazioni, anche culinarie, e i convegni; un'altra cantina più moderna in C.da Cardilla alle porte di Marsala, infine la cantina pantesca in contrada Kuddia Rossa. E' un'azienda familiare con presidente Pietro Romano Alagna e A.D. Benedetto Renda, mentre le redini del mercato sono nelle mani di Emilio Ridolfi, direttore commerciale. Da qualche anno i vini della linea HoReCa sono conosciuti col marchio Duca di Castelmonte.

Nella lingua di Dante si direbbe Moscato di Alessandria ma siccome è il vitigno simbolo dell'isola di Pantelleria non possiamo che chiamarlo col nome siciliano, quello che deriva dall'arabo zabib (زبيب) che significa uvetta, uva appassita ed infatti l'alto grado zuccherino del Moscato permetteva di appassirne facilmente i grappoli così nell'antichità nella piccola isola poteva aversi per tutto l'inverno frutta energetica, con la quale si facevano vini dolci, il vino che interpreta al meglio il territorio pantesco.
Un territorio difficile, vulcanico, battuto terribilmente dai venti carichi di salsedine marina e soggetto al clima caldo ed arido, per cui gli agricoltori dovevano effettuare un duro lavoro, preparare e rendere sciolta la roccia vulcanica, formare terrazzamenti, issare muretti a secco che costituissero riparo ai soffi di Eolo, curare con attenzione e quasi coccolare le singole piante. Anche queste dovevano sviluppare muscoli tremendi per contrastare, piegandosi al suolo, le raffiche, per cercare ed utilizzare la poca acqua disponibile. Per fortuna la natura a questo punto si commuoveva per tanta passione e sofferto sacrificio per cui concedeva frutti fantastici, vere perle rare nell'universo agricolo.

Non potendo dilungarci più sui particolari vini panteschi ci concentriamo sul Passito, anzi sul Passito di Pantelleria, Doc che nasce nel 1971 e rivista nel 2000, che può dirsi anche Moscato Passito di Pantelleria. Il disciplinare prevede solo Zibibbo al 100%, coltivato, vinificato e imbottigliato nell'Isola. Solo chi imbottigliava storicamente in Sicilia è stato derogato a quest'ultima limitazione. Non confondiamolo col Passito Liquoroso, pur esso un Doc, a cui però è aggiunto alcol di origine viticola. Il Passito potremmo definirlo naturale, aggettivo che però non può scriversi in etichetta perchè la normativa, spesso irrazionale, non lo permette. E' prodotto da uve sottoposte in tutto o in parte ad appassimento al sole  sulla pianta o dopo la raccolta.

Due parole poi su Cantine Pellegrino, una feconda realtà della provincia di Trapani, un'azienda che produce e commercializza 6.500.000 bottiglie e che vinifica il 65% di tutte le uve di Pantelleria. Fondata nel 1880 da una famiglia di notai contribuì alla diffusione del vino Marsala. Oggi possiede 150 ha di vigneti, quasi tutti in comune di Mazara del Vallo, una consistente cantina nel centro di Marsala che amplia quella storica ottocentesca e dove nell'edificio Le Torri è creato un centro per l'accoglienza, le degustazioni, anche culinarie, e i convegni; un'altra cantina più moderna in C.da Cardilla alle porte di Marsala, infine la cantina pantesca in contrada Kuddia Rossa. E' un'azienda familiare con presidente Pietro Romano Alagna e A.D. Benedetto Renda, mentre le redini del mercato sono nelle mani di Emilio Ridolfi, direttore commerciale. Da qualche anno i vini della linea HoReCa sono conosciuti col marchio Duca di Castelmonte.

Recensione di Giovanni Paternó

venerdì 26 novembre 2010

Grappa Sibona

Distillare liquori è un’arte che nasce dalla tradizione; una tradizione che diventa storia quando è radicata in un territorio. L’Antica Distilleria Sibona sorge nel comune di Piobesi d’Alba; nata un centinaio di anni fa nella stessa area di una vecchia fornace, è al centro di un’importante area vinicola dove sono coltivati i più importanti vitigni piemontesi: Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Moscato, Chardonnay, Arneis e Brachetto. In Piemonte la prima citazione dell’acquavite risale al 1443; allora ancora non portava il nome di grappa, visto che il termine è entrato nell’uso comune soltanto alla fine del secolo scorso; una storia e una tradizione centenarie dunque, che fanno della regione una delle più antiche e blasonate per la produzione dell’acquavite italiana che, contrariamente a quello che si pensa non era prerogativa esclusivamente contadina: l’alambicco, utilizzato per distillare i vitigni, era in uso anche fra i nobili.
Sibona, una delle distillerie storiche della regione, possiede la vecchia licenza di distillazione N° 1 rilasciata dall’U.T.F (l’organo della finanza che sovrintende a tutte le operazioni effettuate nelle distillerie), sinonimo di ungrande passato e prestigio. Sin dalla sua nascita è un’azienda artigianale con produzione di grappe di monovitigno; in origine la distillazione era realizzata con una vecchia locomotiva a vapore che ha poi lasciato il posto ad alambicchi in rame. Appena arrivate, le vinacce ancora fresche vengono distillate per estrarne gli aromi e i profumi ancora intatti: attentamente selezionate, le materie prime, curate durante tutta la fase di lavorazione, producono delle grappe nobili di altissima qualità, invecchiate in una cantina ricca di botti in legno, tra cui alcune speciali per l’invecchiamento del Porto, del Madeira, dello Sherry e del Tennessee Whiskey da cui derivano alcune delle speciali grappe riserva Sibona: l’affinamento in botti speciali da porto e già sperimentato con il Whisky è stato applicato dalla distilleria piemontese anche per le grappe con ottimi risultati dal punto di vista qualitativo, per un sapore pieno e gustoso, dal retrogusto fruttato, una specialità.
Un classico della Distilleria Sibona invece è l’Amaro che nasce da un’antichissima ricetta piemontese e che racchiude in sé l’aroma di 34 erbe e piante aromatiche, tra cui la genziana, la china, il rabarbaro, tutte macerate in infusione lenta per dare vita a un sapore intenso e unico, perfetto da gustare liscio o insieme a gelati e dolci. Tutti i prodotti si presentano con una veste elegante e raffinata, che esprime al meglio la qualità dei distillati di casa Sibona, come le riserve speciali Armonia di Langa, Grappa di Barbaresco, Grappa di Barolo, e l’originalissima bottiglia Double, dove la Grappa di Barbera e la Grappa di Moscato si incontrano in uno speciale sistema a incastro. Forte della qualità e della tradizione dei suoi prodotti, la Distilleria Sibona popone ai suoi clienti anche una vasta gamma di confezioni regalo e da collezione, prestigiosa presentazione per le grappe e i distillati migliori della casa, ideali per chi volesse fare un regalo di lusso a parenti, amici o anche a se stesso.


Per non sfigurare: Distilleria Sibona.
Distilleria Sibona S.p.a. 
Località buonagiunta 1/A
12040 Piobesi d’Alba (CN)
tel. 0173.61.49.14
fax. 0173.61.91.29
www.distilleriasibona.it

giovedì 25 novembre 2010

Liquore di Mirto

Il liquore di mirto è un prodotto tipico della Sardegna e viene ottenuto mettendo in infusione le bacche o le foglie della pianta di myrtus communis, una pianta arbustiva tipica delle regioni mediterranee. 
Il liquore può avere una colorazione rossa o bianca a seconda che si utilizzino per l’infusione le bacche o le foglie di mirto. 
La variante rossa è quella più comune, mentre quella bianca può essere ottenuta sia utilizzando le foglie oppure, talvolta, le più rare bacche bianche.
La raccolta delle bacche rosse del mirto si effettua generalmente tra la fine di dicembre e la prima metà di gennaio. 
Le bucce delle bacche di mirtosono ricche di antociani che conferiscono al liquore la tipica colorazione rossa.
La polpa contiene invece i tannini che donano al liquore il tipico aroma ed un gusto astringente. 
Il liquore di mirto non invecchiato presenta una colorazione scura tendente al violaceo, mentre, dopo alcuni mesi dall’imbottigliamento, il liquore assume la tipica colorazione di un rosso rubino.
Oltre i 12-24 mesi di conservazione il liquore tende a perdere le sue qualità organolettiche ed il colore vira dal rosso rubino al bruno scuro. 
Il mirto di Sardegna è ottimo servito freddo e può essere conservato nel congelatore dato che l’elevata gradazione alcolica ne previene il congelamento. 
Per le sue proprietà, il mirto di Sardegna s'inserisce fra i digestivi, pertanto va degustato dopo i pasti, anche se molte persone lo gradiscono anche come aperitivo.


I nostri consigli:




Dulcore

Mirto rosso di Villacidro.


Il gusto giovane miscelato alle più antiche tradizioni, La fedeltà del sapore, 
L´attento esame dei segreti del passato.

Ingredienti:
Alcool, acqua, zucchero , miele, infuso di bacche di Mirto selvatico.

Contenuto bottiglia:
50cl.

Gradazione alcolica:

30%vol.

Prodotto artigianale 



Berchidda

Mirto Rosso

Selezione delle migliori bacche di mirto (myrtus communis) provenienti principalmente 
dal Logudoro Raccolta manuale con la selezione delle bacche migliori Macerazione in 
soluzione idroalcolica delle migliori bacche di mirto del Logudoro.

Le bacche raccolte e conferite giorno per giorno, dopo attenta vagliatura, vengono
 immesse in infusione.

Inizia così il processo di macerazione per ottenere l’infuso di mirto che è la base per 

ottenere dell'ottimo liquore.



La macerazione avviene in serbatoi di acciaio inox a temperatura controllata per circa 2 
mesi; dopo tale periodo si separa il frutto e si filtra per ottenere l’infuso che viene 
conservato in serbatoi a temperatura controllata per preservare colore e aromi.

Colore intenso, sapore pieno, fruttato ed armonioso.

Temperatura di servizio:

16-18°C.

Contenuto bottiglia:
70cl.

Gradazione alcolica:

30%vol.





Dove acquistarli:


venerdì 19 novembre 2010

Il Rum



Il rum è un liquore prodotto a partire dalla canna da zucchero o da suoi sottoprodotti (principalmentemelassa, uno sciroppo derivato dalla canna stessa). Il suo nome deriva dall'appellativo scientifico della pianta (Saccharum officinarum), e designa una notevole varietà di liquori prodotti in diverse zone del mondo, anche se la maggior parte dei marchi più prestigiosi ha sede nei Caraibi, dove nel diciassettesimo secolo si iniziò a distillare questa bevanda.

Nei primi tempi i metodi di produzione utilizzati erano piuttosto grezzi (tuttora non esiste uno standard vero e proprio come quelli seguiti per il 
whisky o ilcognac) e il rum era consumato soprattuto da persone indigenti e dai marinai.

Nel corso dei secoli la lavorazione si è fatta sempre più raffinata: oggi questo distillato raggiunge livelli qualitativi notevoli, soprattutto quando è particolarmente invecchiato. I prodotti commerciali sono solitamente 
miscele di distillati diversi, dal sapore piuttosto dolce e fruttato, che hanno acquisito una certa popolarità anche come ingrediente di svariati cocktail: l'impiego come “base” è in effetti frequente nei rum chiari che non hanno un sapore molto marcato, caratteristica che invece contraddistingue i rum dorati (il cui colore deriva dall'invecchiamento oppure dall'aggiunta di caramello) e i rum scuri (invecchiati più a lungo o maggiormente aromatizzati). Periodi di invecchiamento tipici sono 3, 5 oppure 7 anni, ma non mancano le eccezioni: una quantità ristretta di rum è sottoposta a una particolare selezione ed a un lungo affinamento che ne fanno un prodotto d'elite (spesso denominato Premium Rum)
dal gusto assai deciso, destinato ad essere sorseggiato rigorosamente liscio.

Alcuni produttori utilizzano essenze di frutta (soprattutto tropicale) per ottenere
 rum aromatizzato, considerato più gradevole da buona parte del pubblico.

La nostra scelta

lPampero è un tipo di rum prodotto in Venezuela dalle Industrias Pampero, fondate a Caracas da Alejandro Hernández e da Luis Manuel Toro nel 1938.
Il caratteristico logo Pampero rappresenta il gaucho, tradizionale mandriano delle pampas ("el Pampero"), che spazia a cavallo per le sconfinate praterie venezuelane. Alejandro Hernández riuscì a combinare per la prima volta le abilità della tradizione artigiana con la tecnologia moderna, per creare rum dorati di qualità superiore, invecchiati in botti di rovere per un periodo di almeno 24 mesi.
Tale rigoroso processo produttivo venne adottato dal governo venezuelano come standard di riferimento per la produzione del rum in tutto il Paese. Le botti in cui il rum Pampero ancora oggi viene invecchiato, un tempo adibite all'invecchiamento di whisky e bourbon, sono conservate all'interno di grotte naturali di origine vulcanica, così da proteggere il distillato dal caldo torrido dei tropici.
Il tasso molto elevato di evaporazione tipico di queste zone, tre volte superiore a quello riscontrato in Europa, fa sì che un anno di invecchiamento ai Caraibi corrisponda a circa due anni europei. La tradizione delle Industrias Pampero si concretizza in una gamma di rum in grado di soddisfare ogni esigenza di consumo: da Pampero Blanco fino al raffinato Pampero Aniversario, rinomato tra gli appassionati del rum invesistono quattro tipi diversi di Pampero:

Pampero Aniversario
Caratterizzato da circa 6 anni di invecchiamstile venezuelano. Il colore è ambrato con riflessi mogano. Il profumo è floreale e speziato con sentori di vaniglia causati dall’invecchiamento. Ingresso in ento, è il top della gamma Pampero, degno esponente dello bocca ricco ma di corpo non pieno è rotondo, gentile, quasi cremoso, con ricordi di toffee, noci tabacco legno, forse resina, ma anche colla e fenoli, dati da alcolicità ancora ben presente, resina. Finale persistente di legno bruciato, comunque equilibrato.
Pampero Aniversario



Pampero Selection
Un rum invecchiato circa 4 anni dal gusto rotondo ed equilibrato, dal profumo morbido e dal colore ambrato. Confrontato al più celebre Aniversario dimostra più vigore e meno maturità.

Pampero Seléccion
Pampero Especial
Rum scuro invecchiato di almeno due anni in botti precedentemente utilizzate per il bourbon, leggero e vivace. Sapore speziato ceh si fonde con cocco e miele. Pungente e leggermente legnoso. Ottimo per tutti i cocktail e long drink a base di rum.


Pampero Especial

Direttamente dai peggiori bar di Caracas: "El Ritual" (conosciuto anche come "Caracassario")
El Ritual

Cosa serve: lime (oppure limone o arancia), zucchero di cannacaffé ePampero Aniversario

Come si prepara: versate su un piattino un po' di 
zucchero di canna e di caffé macinato, tagliate una fettina di lime e "inzuppatela" nello zucchero e nel caffe.
Mangiate la 
fettina di lime e bevete ilPampero.